UN SOGGIORNO TRA NATURA E STORIA

Una dimora patrizia della fine del '500, recuperata dalle nebbie del tempo e riportata agli antichi fasti

Le Origini

Alla fine del 16° secolo Antonio Solari, appartenente all'importante famiglia di Leivi, e capitano della valle di Leivi per conto della Repubblica di Genova, fece costruire un "casino di caccia" nelle sue terre di Casale, nei pressi di Chiavari. Con il passare dei secoli la funzione della casa cambiò, tanto che nel XVIII° fu sede di una canonica. Agli inizi del '800 con l'avvento della Repubblica napoleonica gli stemmi Solari scolpiti nelle sovraporte di ardesia furono cancellati con scalpelli, l'edificio divenne l'abitazione dei mezzadri, e si perse memoria dei passati fasti. Nel 1899 faceva parte degli appezzamenti di terreno acquistati da Eugenio Ottone (1860 - 1939) al marchese Centurione per costruire due ville per le sue due figlie. Eugenio era emigrato da Genova in Argentina all'età di 16 anni e qui aveva creato un nuovo sbocco alla ditta di famiglia dedita all'importazione e raffinazione di olio di oliva e conserve alimentari. Ma era ben deciso a tornare a Genova per dare un avvenire "europeo" alle due figlie. Tornato a Chiavari, dove risiedevano una parte dei fratelli, pensò di costruire due ville per le due figlie. Per prima costruì la Villa Rossa che ancora troneggia in fondo all'odierna Corso Millo, terminata nel 1900, e in seguito la Villa Bianca sul lato della collina che dà su via Santa Chiara. La Villa Bianca fu terminata nel 1915 e fu destinata alla figlia minore Amalita che aveva sposato Carlo Raffaele Bombrini. A corredo della Villa Bianca c'erano anche i terreni agricoli denominati Terra Baranina, con due case coloniche. A destra, la Terra Baranina nel 1957

1957 - La Riscoperta Della Casa

Eugenio "Gegi" Bombrini, figlio di Amalita Ottone, aveva ereditato la proprietà dei terreni. Allora abitava a Roma e passava a Chiavari l'estate e i periodi di vacanza, ritrovandosi nella Villa Bianca con il padre e le famiglie del fratello e delle sorelle. I terreni della terra Baranina erano allora coltivati a orto da un "manente", come si chiamano in Liguria i contadini che coltivano terreni altrui. Un giorno il manente lo chiamò per dei problemi al tetto, Gegi entrò per la prima volta in questa anonima casa contadina e notò una serie di particolari architettonici che lo incuriosirono: un portico esterno murato, i portali antichi in ardesia, le sagome delle antiche finestre gentilizie, i pavimenti in cotto e una scala in ardesia che finiva nel tetto. Fece alcune ricerche e scoprì le origini e la storia della casa, se ne innamorò definitivamente e decise di recuperarla per farne la casa delle vacanze per la sua famiglia. Nel 1957 cominciarono così i grandi lavori di ristrutturazione di quella che sarebbe diventata "La Rantegosa" A sinistra: gli interni ed esterni della Rantegosa allinizio del recupero

1957/1960 - I Grandi Lavori

Durante i lavori viene ripristinato il piano superiore che nei secoli era crollato. Per rendere le scale meno ripide si è aggiunto un corpo posteriore con due balconi sui lati (successivamente uno verrà cancellato dall'aggiunta dell'ascensore). Viene ripristinato l’antico intonaco chiamato “arenino genovese” in calce mista con sabbia di ardesia. Il tetto è quello tradizionale a quattro falde. Si recuperano e integrano tutti i portali e le nicchie in ardesia e l'antico focolare. Tutta la casa viene ristrutturata mantenendo lo stile originario che si poteva intuire dai dettagli architettonici: pavimenti in cotto e ardesia, arenino genovese anche negli interni, finestre e porte artigianali in castagno massello. La sistemazione del giardino ha comportato il rifacimento di due ponti sul ruscello e viene scavata una grande vasca decorativa nel prato al piano saloni. Viene creato un accesso per le macchine con un piazzale.

1960 - A Nuova Vita

La casa è abitata dall’estate. Gegi e la moglie Giulia hanno cominciato ad arredarla. Acquistano mobili ed arredi rustici dagli antiquari del luogo. Nei primi anni ’60, gli anni del boom economico molte famiglie anche in campagna rinnovano l’arredamento e si disfano di quello che considerano fuori moda.. e si trovano belle occasioni! I quadri sono quelli di famiglia. La casa comincia così la sua nuova vita, abitata in estate e durante le vacanze invernali, animata da feste e momenti di condivisione familiare. In questa casa così amata e vissuta, Gegi se ne andrà nel 1989, Giulia lo seguirà nel 2017, chiudendo un altro capitolo nella lunga storia della Rantegosa. Una nuova pagina si inizia a scrivere nello stesso anno, quando cominciano i lavori di ammodernamento in prospettiva della nuova attività che vi intraprenderà Eugenia, la nipote più grande di Gegi e Giulia: nasce Relais Rantegosa.

Perchè Rantegosa?

In onore di Ernesto Cuneo (a destra) - caro amico di famiglia dal soprannome particolare - che aiutò Gegi nell'immaginare la ristrutturazione, la casa verrà chiamata "Rantegosa", e manterrà sempre questo nome negli archivi di famiglia così come nelle conversazioni quotidiane.